Arroccato sull’altopiano di Navelli, nel territorio di Prata d’Ansidonia, Castel Camponeschi è uno dei borghi fortificati medievali meglio conservati d’Abruzzo. Nato tra il XIII e il XV secolo come castrum a presidio della valle, fu per secoli centro vitale della comunità, con case addossate alle mura, torri di guardia e la chiesa di San Pietro, da cui prese il nome originario di Castrum Sancti Petri Camponeschi. La sua architettura compatta ricorda modelli toscani come Monteriggioni, con porte in pietra perfettamente conservate e scorci che sembrano sospesi nel tempo.
Passato nelle mani delle potenti famiglie Camponeschi, Orsini e Nardis, il borgo restò abitato fino al 1963, quando l’ultima famiglia si trasferì a valle. Da allora conobbe un lungo periodo di silenzio, interrotto solo da sporadici eventi culturali, come i raduni ispirati alle opere di Tolkien negli anni ’70 e ’80. Negli anni Duemila iniziarono lavori di restauro, interrotti dal sisma del 2009, ma oggi un ambizioso progetto finanziato dal PNRR sta riportando il borgo a nuova vita: teatro all’aperto, museo archeologico, spazi per botteghe artigiane e un albergo diffuso sono parte del piano di valorizzazione.
Sebbene non vi siano leggende tramandate, Castel Camponeschi conserva un’aura misteriosa: camminare tra le sue mura significa immergersi in un passato intatto, tra il fascino della pietra antica e la promessa di un futuro in cui storia e cultura torneranno a vivere insieme.





