Davanti a te si estende una lunga muraglia di pietra irregolare, silenziosa, che serpeggia tra colline e pendii montani: sono le Mura del Diavolo, uno dei luoghi più enigmatici del territorio di L’Aquila. Le pietre, grandi e sovrapposte a secco, seguono un tracciato insolito, lontano dalle forme delle fortificazioni tradizionali.
Dal punto di vista storico, l’origine delle mura resta incerta. Alcuni studiosi le interpretano come strutture di delimitazione medievali o resti legati alla pastorizia e ai sentieri che precedettero la fondazione dell’Aquila nel XIII secolo. L’assenza di documenti certi ha però lasciato spazio alla tradizione popolare.
Secondo la leggenda, sotto le mura sarebbe nascosto un tesoro, protetto dal diavolo o da antichi abitanti. Nel 1799, alcuni soldati francesi, venuti a conoscenza della storia, tentarono di scavare alla ricerca dell’oro. Ma il lavoro fu subito interrotto da rumori inquietanti e fenomeni inspiegabili. Spaventati, i soldati fuggirono… ma non trovarono scampo: la popolazione di Arischia, furiosa per l’intrusione, li trucidò, trasformando il tentativo di rapina in una tragedia.
Ancora oggi, tra queste pietre, storia e leggenda convivono: le Mura del Diavolo restano incomplete e misteriose, custodi di un tesoro che forse non esiste, e simbolo del confine tra ciò che è sacro e ciò che è proibito.





