Nel cuore aspro e silenzioso delle montagne dell’Aquila, su un pianoro roccioso circondato da boschi e vallate profonde, sorgono i ruderi di San Severo. Il vento attraversa le mura spezzate e accompagna lo sguardo verso antichi sentieri, percorsi per secoli da pastori, pellegrini e monaci. Prima della fondazione della città dell’Aquila, nel XIII secolo, questo luogo era già un punto di riferimento per le comunità sparse del territorio.
Qui sorgeva un monastero medievale, attivo tra l’XI e il XIII secolo, attorno al quale si sviluppò un piccolo insediamento. La chiesa monastica, oggi in stato di completo abbandono, conserva ancora tracce di affreschi, visibili seppur mal conservati, raffiguranti santi, simboli sacri e scene devozionali, testimonianza di una profonda vita spirituale e del ruolo protettivo attribuito al luogo.
Le leggende locali legano San Severo alle vicine Mura del Diavolo, un’imponente struttura di pietra che serpeggia poco lontano tra i monti. Secondo la tradizione, non furono costruite da mani umane: il diavolo le avrebbe innalzate in una sola notte per chiudere la valle e reclamare queste terre. I monaci di San Severo, accortisi dell’opera oscura, avrebbero vegliato in preghiera fino all’alba. Al primo canto, la luce del giorno spezzò l’incantesimo, lasciando le mura incompiute e condannando il diavolo alla fuga.
Ancora oggi, nelle notti di vento, c’è chi giura di udire echi lontani tra le pietre e di vedere bagliori muoversi lungo le mura: segni di un luogo dove storia, fede e leggenda continuano a intrecciarsi.





